M. CORTELAZZO, Le campagne di scavo, in P. FRAMARIN - M. CORTELAZZO, Aosta, Piazza Giovanni XXIII. Le campagne di scavo 2005-2006, in Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, 5/2008, Aosta 2009, pp. 36-52

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M. CORTELAZZO, Le campagne di scavo, in P. FRAMARIN - M. CORTELAZZO, Aosta, Piazza Giovanni XXIII. Le campagne di scavo 2005-2006, in Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, 5/2008, Aosta 2009, pp. 36-52

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  AOSTA, PIAZZA GIOVANNI XXIII: LE CAMPAGNE DI SCAVO 2005 2006 Patrizia Framarin, Mauro Cortelazzo* Premessa Patrizia Framarin La piazza Giovanni XXIII per la sua centralità - è l'area antistante la cattedrale della città (fig. 1) -non è mai stata oggetto di scavi sistematici. L'occasione per recuperare la lettura di un contesto nodale al fine della ricostruzione di eventi notevoli per la storia di Aosta si è presentata sotto forma di esplorazione preliminare atta a fornire adeguati dati sullo stato di conservazione del deposito antico e consentire così la pianificazione di un progetto di ristrutturazione della piazza, che tenesse conto dei precedenti vissuti dell'area. Un programma di sondaggi che si snoda nell'arco di almeno quattro anni prevede il completamento delle indagini nell'areale dove ai resti del culto pagan0 1 si è sovrapposto il principale centro del culto cristiano. 2 Gli interventi di scavo conoscitivo, intrapresi a partire dal 2005 e tuttora in corso con cadenza annuale, rappresentano quindi per ampiezza e prospettiva l'ideale sviluppo di quelli che negli anni 80 hanno interessato il settore orientale della platea confermando l'ubicazione del Foro decentrato e rivelandone l'ampio sviluppo longitudinale. 3 La piazza attuale si sviluppa trasversalmente rispetto al Foro, coincidendo grosso modo con l'area antistante i templi, vale a dire con l'area sacra e con la sua articolazio ne terrazzata verso la platea. Le prime due campagne si sono svolte in corrispondenza delle emergenze monumentali note, lungo i resti del podio frontale dei due templi,4 nel tentativo di conciliare l'esigenza di lettura archeologica per contesti organici con la continuità d'uso della piazza da parte dei suoi fruitori. Il primo lotto dei lavori nell'area nord-occidentale ha da subito messo in evidenza gli estremi cronologici dell'occupazione di questo contesto urbano. Il podio del tempio ovest risulta infatti, nella sua porzione frontale, Area di scavo 1. Le campagne di scavo in piail{a Giovanni XXIII. (Elaborai/one M. Cortelail{0) 35 affiancato ed in parte intaccato dall'apparato di scantinati di Maison Chappuis, un edificio che fino agli anni 50 del secolo scorso occupava il lato occidentale della piazza. Gli interrati di sua pertinenza, integralmente conservati e documentati, si sono rivelati in realtà un palinsesto di strutture di diverse epoche, scaglionate tra l'XI e il XVI secolo, risparmiate e inglobate nelle murature delle cantine. Lo sviluppo di edifici con funzione residenziale è in effetti uno degli aspetti dell'occupazione dell'area forense emerso dalle indagini. Il ritrovamento di un primo ambiente probabilmente seminterrato, ancora parzialmente leggibile sotto la quota delle cantine di Maison Chappuis, datato nella prima metà dell'XI secolo, attesta materialmente tale insediamento, favorito dalla presenza del "vuoto" architettonico nell'area antistante i templi romani. A partire da quest'epoca e fino circa al XIV secolo si verifica inoltre una sostanziale convivenza tra la funzione funera ria addossata all'abside di San Giovanni, collocato a est della piazza, sotto il sa grato attuale (scavo inedito 2001) e lo sviluppo abitativo dell'area che giunge a comprendere oltre allo spazio antistante i templi anche la quota del podio ovest, sulla cui rasatura sono state rinvenute sequenze di pavimentazioni. L'infittirsi dell'occupazione viene interrotto solo nel '500, quando la predisposizione del cantiere per la realizzazione della nuova facciata della cattedrale e per ulteriori modifiche strutturali interne, provoca la distruzione delle costruzioni medievali. Questo primo ampio spiana mento getterà le basi per la realizzazio ne di un sagrato occidentale, funzionale all'orientamento del nuovo ingresso principale nell'edificio di culto, che da allora persiste sullo stesso lato. A limitare verso ovest le dimensioni del nuovo sagrato, una ripresa dell'attività edificatoria privata registra la costruzione tra XVI e XVII secolo di Maison Chappuis in coincidenza con le strutture realizzate nel Medioevo nell'area antistante il tempio occidentale. piazza Giovanni XXIII  Non sono chiari eventuali relazioni di continuità con gli ambienti interrati preesistenti, anche perché la realizzazio ne di nuovi scantinati a volta laterizia a fine '800 ha alterato il precedente stato delle murature. Le innumerevoli e diversificate vicende costruttive, a cui si è fatto sinteticamente riferimento, si sono susseguite nell'area sacra e nella zona corrispondente al pronao dei due edifici di culto pagano, dei quali le indagini hanno constatato la soprawivenza del solo podio di fondazione. La ricostruzione architettonica della fronte dei templi, in assenza di corpi scalari e di ante relative - ne restano solo alcune tracce per l'erosione prodotta dall'edificato successivo -potrebbe forse giovarsi di alcuni blocchi parallelepipedi in travertino collocati ancora in situ a definire lo spazio tra i due edifici gemelli, in corrispondenza dell'inizio delle rispettive ante (fig. 2). La muratura continua dello stereobate risulta appositamente interrotta lungo il fronte sud per ospitare questo allestimento, che d'altro canto, per le modalità di esecuzione, per il posizionamento dei blocchi conforme ai resti del rivestimento del podio orientale, nonché per l'omogeneità dei piani di posa, può testimoniare una nuova sistemazione nell'articolazione delle ante, non precisabile cronologicamente per mancanza di dati stratigrafici. La ricerca di una maggiore profondità di campo in questa zona da cui si dipartivano i volumi delle ante centrali poteva forse meglio mascherare il terrapieno esistente fra i due edifici, concorrendo ad articolare il prospetto del corpo scalare. In generale, l'azione di spoglio dei materiali lapidei lavorati appartenen ti ai templi è stata capillare e si può abbastanza agevolmente seguirne il reimpiego soprattutto nell'area orientale dello scavo condizionata dalla vicinanza degli edifici cristiani che sembrano anzi caratterizzati da tali massicci recuperi. A partire, infatti, dalle prime fasi postclassiche, basi e fusti moda nati sono compresi all'interno di murature di delimitazione del primo "edificio" che presenta un orientamento discontinuo rispetto agli assi romani, fino al massiccio inserimento di rocchi scanalati e non alla base dell'abside, già citato, della chiesa di San Giovanni rinvenuta poco più a est, sotto il sagrato dell'attuale cattedrale e poi nel coevo massiccio occidentale di XI secolo, la cui realizzazione ha comportato lo sfondamento della volta del Criptoportico. 2. Blocchi parallelepipedi in travertino nello ウ tra j due edifici gemelli. (M. Cortelaz;zo) 36 Le campagne di scavo Mauro Cortelazzo* I depositi anteriori alla fase di occupazione romana Periodo O La realizzazione di un saggio di approfondimento all'interno del podio del tempio occidentale ha permesso di raggiungere i depositi formatisi in epoca precedente alla costruzione del podio. Com'era già stato a suo tempo osservato nel corso della realizzazione dell'indagine all'interno del cortile dell'Arcidiaconato,5 i primi corsi di fondazione di questa struttura sono stati posati tagliando un deposito di limo argilloso di colore grigio leggermente verdastro interpretato come deposito di tipo colluviale che doveva occupare un'ampia superficie dell'areale insediati vo della città. Lo stesso deposito era stato riscontrato, infatti, anche nell'intervento del 2004 nell'area del tempio occidentale, e nel 2003, lungo il lato nord dell'area sacra, prospiciente la parete esterna del Criptoportico. Una rispondenza sembra inoltre esistere anche con lo strato VIA individuato nel corso dell'intervento archeologico alla Caserma Challant. 6 In questo strato risultano scavate le fosse di fondazione del muro di cinta e sulla sua superficie si registrano gli interventi della graduale romanizzazione ed occupazione della conca di Aosta. 7 La base del podio, quindi, non poggiava, almeno per il tratto osservato nel saggio, direttamente sul ghiaione di formazione fluviojglaciale, bensì sul limo grigiojverdastro (fig. 3). Lo stesso limo poggia direttamente su un deposito ghiaioso con trovanti anche di dimensioni pluridecimetriche, misti a sabbia e ghiaia di diversa pezzatura che caratterizzano una matrice di fondo granularejsabbiosa, 3. Saggio di approfondimento nei depositi naturali a lato della parete est del podio. S.E. Zanelli)  frutto delle attività f1uviojglaciali prodottesi nella conca di Aosta. Tale limo grigiojverdastro, la cui fase di deposizione dovrebbe caratterizzare il conoide alluvionale del torrente Buthier, sarebbe da ricondurre ad epoca protostorica. 8 In definitiva, sulla base delle osservazioni effettuate nella serie di indagini compiute fino ad ora, nell'areale dei templi e dello spazio compreso tra questi ed il Criptoportico, è possibile affermare che i depositi di formazione naturale compaiono solo dalla presenza del deposito di limo grigio verdastro in poi. Tutte le ghiaie soprastanti, tra l'altro molto simili al deposito naturale, rappresentano in realtà rimaneggiamenti con asporto e conseguente scarico o spiana mento, di preleva menti dal deposito di formazione fluviojglaciale. Per questo motivo e per la loro scarsa antropizzazione, non sempre risulta agevole la loro distinzione tra deposito di formazione naturale e deposito alterato antropicamente. Solo la messa in luce del limo grigiojverdastro costituisce, almeno per questa zona, il raggiungimento dei depositi naturali. La costruzione del podio per I due templl Periodo A Come abbiamo visto l'impianto sul quale è edificato il podio venne realizzato creando una fondazione a sacco nel limo grigiojverdastro. Questa prima stesura di fondazione aveva uno spessore di circa 20-25 cm; da questa quota in poi tutta la muratura era realizzata a vista con una tessitura non sempre così regolare ed omogenea. Tuttavia, la verticalità delle pareti e l'allineamento ad angolo retto di tutti i vari setti che compongono il podio è di una perfezione assoluta e conferma che chi operava aveva piena leggibilità, ampia visione e comodo spazio di manovra. Le murature che costituiscono il podio sembrerebbero realizzate in un'unica attività costruttiva, anche se in qualche caso è stato possibile intuire la presenza di tracce legate a giornate di cantiere. Queste tracce erano date da linee abbastanza continue di sovrapposizione della malta quasi sempre in senso verticale, quasi che la muratura venisse realizzata all'interno di casseforme lignee. 4. Veduta zenitale del tempio orientale , campagna 2006. (S.E. Zanelli) 37 Questa ipotesi sembrerebbe contraddetta dal mancato ritrovamento di buche per pali lignei atti a contenere le stesse casseforme. Certamente, con o senza casseforme, nella realizzazione del muro si procedeva sistemando il pietrame a formare i due fili esterni, procedendo poi al riempimento con una gettata, alle volte anche caotica, dello spazio interno. Certamente le casseforme non sono state utilizzate nella costruzione del muro est, quello rivestito in blocchi di travertino. I blocchi, infatti, furono disposti gli uni su gli altri annegando la parte interna nel conglomerato. In questa operazione venne prestata particolare cura nel far sì che, essendo i blocchi di forma trapezoidale e disposti con la parte interna più ristretta, non rimanessero dei vuoti tra un blocco e l'altro. Tale attenzione è constata bile semplicemente osservando le impronte dei blocchi rimaste nella muratura dopo la loro spoliazione. I muri che compongono il podio hanno spessori diversi: il muro frontale verso sud ed i muri interni perpendicolari, ad eccezione dei tre esterni che lo delimitano sui lati est, nord e ovest, sono larghi 2,05 m. I muri perimetrali, come detto, est, nord e ovest, che presentano una decorazione modanata ed un completo rivestimento in travertino, hanno uno spessore di 1,70 m (fig. 4). Su questi lati lo spessore rilevato rappresenta la porzione di muro rivestita in blocchi di travertino che sale verticalmente e che unisce il gradino inferiore, e la sovrapposta modanatura, con la seconda modanatura sulla quale si impostano poi le basi di colonne. Diversamente la fronte del podio non presenta tracce di modanature e neanche impronte di possibili spoliazioni, anzi, la parete è perfettamente rifinita, per quanto non da considerare come opera a vista. Di conseguenza su questo lato si deve immaginare la presenza di altri elementi strutturali che vi si dovevano appoggiare e che in fase progettuale dovevano essere stati pensati come elementi a sé, forse per evitare fratture o cedimenti per la differente struttura portante. Se, infatti, pensiamo che a questa fronte dovesse appoggiarsi un'ampia scala di accesso alla
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