La distinzione tra potestà di ordine e potestà di giurisdizione nella tradizione canonica bizantina, in: Episcopal Ordination and Episcopal Ministry according to Catholic and Orthodox Doctrine and Canon Law, Faculty of Theology of the Universi

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La distinzione tra potestà di ordine e potestà di giurisdizione nella tradizione canonica bizantina, in: Episcopal Ordination and Episcopal Ministry according to Catholic and Orthodox Doctrine and Canon Law, Faculty of Theology of the University of

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   1 ORAZIO CONDORELLI   La distinzione tra potestà di ordine e potestà di giurisdizione nella tradizione canonica bizantina *   1. Quando, nel 1973, Pierre L’Huillier dedicava un breve articolo al rapporto tra potestà di ordine e di giurisdizione nella tradizione orientale, ammetteva francamente che il tema non era stato oggetto di particolari approfondimenti. Le ragioni di ciò, a suo dire, risiedevano probabilmente nel sostanziale concordia della tradizione orientale circa la natura e l’esercizio del ministero sacerdotale. Nondimeno, l’autore riteneva opportuno che i fondamenti di tale tradizione fossero oggetto di più attente ricerche, anche anche nella prospettiva del confronto ecumenico 1 . Per quanto mi consta, il breve studio di L’Huillier è rimasto un caso isolato e il suo invito non sembra essere stato raccolto da parte della canonistica ortodossa. Le mie brevi note non intendono certo colmare questo vuoto, ma solo offrire qualche dato storico (necessariamente frammentario in questa sede) e proporre alcune riflessioni. 2. È bene porre alcune premesse. È noto che nella scienza canonistica latina la formalizzazione della distinzione tra  potestas ordinis  e  potestas iurisdictionis  è un dato che risale alle riflessioni scientifiche inaugurate nel secolo XII, che avevano come oggetto il diritto antico consolidato nel  Decretum Gratiani  (circa 1140) e le successive raccolte normative che andranno a far parte del Corpus iuris canonici . Parlo di formalizzazione perché non si tratta di una invenzione dei canonisti occidentali, ma della comprensione scientifica di un fenomeno che appartiene alla realtà della Chiesa, del quale si aveva coscienza anche nel primo Millennio, come mostrano le più attente e obiettive ricostruzioni storiografiche 2 . Nella tradizione canonica latina tale *  In corso di pubblicazione negli atti del convegno: Episcopal Ordination and Episcopal Ministry according to Catholic and Orthodox Doctrine and Canon Law . Conference of the Faculty of Theology of the University of Fribourg, Switzerland,  April 3-6 2013. 1  Pierre L’Huillier, ‘Rapport entre pouvoirs d’ordre et de juridiction dans la tradition orientale’, Revue de Droit Canonique  23 (1973) 281-289. 2  In questo senso ritengo che non siano superate le ricerche e le conclusioni di  Alphons Maria Stickler, che al tema ha dedicato molti studi, tra i quali ricordo:  ORAZIO CONDORELLI -  ORDINE E GIURISDIZIONE NELLA TRADIZIONE CANONICA BIZANTINA    2 distinzione ha assunto un’importanza fondamentale per la comprensione della natura e dell’esercizio del mistero apostolico ed episcopale e, più in generale, della sacra potestas . Nel citato articolo L’Huillier muoveva dalla medesima premessa, cioè che la distinzione tra potestà di ordine e di giurisdizione è aderente alla realtà delle cose, e che gli sviluppi della canonistica latina, dal secolo XII in poi, non avevano fatto altro che dare una veste scientifica a un dato reale. In estrema sintesi, l’autore afferma che la tradizione canonica e teologica orientale riconosce la distinzione tra potestà di ordine e ‘La bipartición de la potestad eclesiástica en su perspectiva histórica’, Ius Canonicum  15, fasc. 29 (1975) 45-75; ‘De potestatis sacrae natura et srcine’,  Periodica de re morali canonica liturgica  71 (1982) 65-91; ‘La “potestas regiminis”: visione teologica’, Il nuovo Codice di Diritto Canonico: novità, motivazione e significato . Atti della Settimana di Studio, 26-30 aprile 1983 (Utrumque Ius 9; Roma 1983) 63-74, anche in  Apollinaris  56 (1983) 399-410; ‘Origine e natura della sacra potestas’, Studi sul primo libro del Codex Iuris Canonici , cur. Sandro Gherro (Publicazioni della Facoltà di Giuri¬sprudenza dell’Università di Padova 123; Padova 1993) 73-90. Per queste ragioni penso che libro di Laurent Villemin,  Pouvoir d’ordre et pouvoir de juridiction. Histoire théologique de leur distinction  (Paris, Cerf, 2003) debba essere letto con le avvertenze poste in luce nella recensione, fortemente critica, di Agostino Marchetto, in Ius Ecclesiae  (2003) 831-834: notare i possibili effetti negativi della separazione o disgiunzione tra potestà di ordine e potestà di giurisdizione non vale a negare il fatto stesso della distinzione o a sostenere l’opportunità che si abbandoni l’uso stesso delle due espressioni. Inoltre, la tesi che vede puramente e semplicemente nel sacramento dell’ordine l’srcine di ogni potestà lascerebbe “senza una spiegazione soddisfacente diversi aspetti della realtà gerarchica del governo ecclesiale, tra cui la stessa potestà primaziale”, come nota Carlos José Errázuriz M., Corso fondamentale sul diritto nella Chiesa . I. Introduzione. I soggetti ecclesiali di diritto  (Pontificia Università della Santa Croce, Facoltà di Diritto Canonico, Trattati di diritto 6; Milano, Giuffrè, 2009) 310 nota 32. Personalmente condivido le conclusioni di Antonio Viana, secondo il quale è “incontestabile… la legittimità di continuare a utilizzare la terminologia e la distinzione tradizionale tra ordo  e iurisdictio  ( regimen ) soprattutto in ragione dell’elemento di chiarificazione che apporta per spiegare l’esercizio storico e attuale delle funzioni pubbliche nella Chiesa”: Antonio Viana, ‘Potestad de régimen’,  Diccionario General de Derecho Canónico  (d’ora in poi = DGDC), dirr. e coord. Javier Otaduy – Antonio Viana – Joaquín Sedano, vol. VI (Pamplona, Thomson Reuters Aranzadi, 2012) 299-303 (300). Cfr. anche quanto ho scritto in Ordinare - Iudicare. Ricerche sulle potestà dei vescovi nella Chiesa antica e altomedievale (secoli II-IX)  (I Libri di Erice 18; Il Cigno Galileo Galilei, Roma 1997) 7-12, 30-44, 47-44. La consapevolezza di una distinzione tra ordine e giurisdizione è testimoniata, per quanto riguarda la tradizione orientale, anche dalla ricerca di Aram Mardirossian, ‘Les prémices d’une distinction entre ordre et  juridiction dans l’Église arménienne au 5 e  siècle: une théorie sans lendemain’, Revue de Droit Canonique  55.2 (2005) 337-391  ORAZIO CONDORELLI -  ORDINE E GIURISDIZIONE NELLA TRADIZIONE CANONICA BIZANTINA    3 giurisdizione, ma sottolinea la loro connessione, senza tuttavia confondere i due aspetti della potestà sacra 3 . 3. Questa è la posizione tenuta da un autorevole esponente dell’ortodossia contemporanea. Ma occorre chiedersi se e in quale misura tale distinzione sia in effetti utilizzata come chiave di intepretazione della natura e dell’esercizio della potestà sacra nella prospettiva della tradizione canonica orientale. Un’indagine di questo genere meriterebbe di essere condotta con la cura appropriata al tema in oggetto e alla sua estensione. Per l’occasione odierna mi sono limitato a fare qualche sparso sondaggio sulla letteratura manualistica dedicata al diritto canonico orientale. Pertanto i pochissimi dati che ho raccolto al riguardo offrono solo qualche esempio di possibili approcci al tema, e non possono essere considerati rappresentativi del complesso della dottrina canonistica orientale. È interessante ascoltare le voci di due canonisti orientali del secolo XIX. Il primo, in ordine cronologico, è il cattolico Joseph Papp-Szilágyi, autore di un meritatamente apprezzato Enchiridion juris Ecclesiae Orientalis Catholicae , la cui prima edizione fu pubblicata nel 1862 4 . Nel trattare della potestà sacra il canonista e vescovo rumeno offre interessantissime considerazioni che precorrono le dottrine del Concilio  Vaticano II in materia di collegialità episcopale, di rapporti tra Romano Pontefice e Collegio episcopale, di srcine della potestà sacra. Ma è tema che meriterebbe uno studio apposito. Per quanto qui più ci interessa, notiamo che Papp-Szilágyi adotta una bipartizione della potestà ecclesiastica, distinguendola in  potestas regiminis seu iurisdictionis , nella quale ricomprende anche l’aspetto del magistero, e  potestas   ordinis seu ministerii 5 . A proposito della potestà di giurisdizione, l’autore afferma correttamente che essa discende direttamente ( immediate ) da Cristo in capo a Pietro e agli Apostoli, e conseguentemente in capo al Romano 3  Ritornando incidentalmente sul tema, P. L’Huillier riconosce che teologi e canonisti orientali non hanno mai tratto sistematicamente le conseguenze di tale distinzione, come invece è stato fatto in Occidente: Peter L’Huillier, ‘The Theory of the Perpetuity of the Effects of Ordination: Return of Ordained Clerics to Lay Status’,  Priesterhood in East and West  II (  Kanon XIV : Jahrbuch der Gesellschaft  für das Recht der Ostkirchen ; Eichenau, R. Kovar, 1998) 118-127. 4  Joseph Papp-Szilágyi († 1873), Enchiridion juris Ecclesiae Orientalis Catholicae  (Magno-Varadini, typis Aloysii Tichy, 1862; II ed., Magno-Varadini, typis Eugenii Hollósy, 1880). 5  Papp-Szilágyi, Enchiridion , I ed., § 8 e 13, p. 15-17 e 23 s.; II ed., § 9 e 13, p. 7 s. e 10 s. Accanto alle due potestà sta il “munus evangelium praedicandi”, come specifica in I ed. § 65, p. 144; II ed., § 65, p. 83.  ORAZIO CONDORELLI -  ORDINE E GIURISDIZIONE NELLA TRADIZIONE CANONICA BIZANTINA    4 Pontefice e ai vescovi 6 . Non vi è, dunque, una mediazione petrina-papale della giurisdizione episcopale. Un altro dato da sottolineare è che l’autore ricollega la  potestas regendi Ecclesiam  dei vescovi alla loro consacrazione episcopale 7 , senza per questo negare il ruolo della missione canonica quale strumento giuridico che concretizza la giurisdizione tramite l’affidamento di una Chiesa locale. Nel 1890 il canonista e vescovo ortodosso Nikodim Milaš pubblicò la prima edizione di un’opera che ebbe ampia e meritata diffusione anche in occidente grazie alla traduzione in lingua tedesca pubblicata nel 1905:  Das Kirchenrecht der morgenländischen Kirche 8 . Se la trattazione di questo diritto è condotta primariamente sul fondamento dei sacri canoni, è anche vero che l’autore fu attento a recepire le acquisizioni della scienza giuridica occidentale, non solo canonistica, nella misura in cui potessero essere utili alla comprensione e alla esposizione del diritto canonico delle Chiese ortodosse. A questo riguardo è significativo che Milaš abbia adottato la tripartizione della potestà ecclesiastica secondo lo schema diffuso nella canonistica latina dal giurista tedesco Ferdinand 6  Papp-Szilágyi, Enchiridion , I ed., § 65, 145 s.; II ed., § 65 p. 84. 7  Papp-Szilágyi, Enchiridion , I ed., § 66, p. 147; II ed., § 66, p. 84-86: “...  jurisdictionem suam episcopalem per consecrationem et acceptum Spiritum Sanctum acceptam...”. 8  Nikodemus Milasch (Milaš),  Das Kirchenrecht der morgenländischen Kirche nach den allgemeinen Kirchenrechtsquellen und nach den in den autokephalen  Kirchen geltenden Spezial-Gesetzen  (prima ed., Zadar, Vodicka, 1890), übersetzt von Dr. Alexander R. von Pessi ć , zweite verbesserte und vermehrte Auflage (Mostar, Verlag der Verlagsbuchhandlung von Pacher und Kisi ć , 1905). Nikodim Milaš fu studioso di elevatissima qualità che fa onore alla scienza canonica ortodossa. Nato a Šibenik (Sebenico) nel 1845, aveva studiato filosofia a Vienna e teologia a Kiev; insegnò diritto canonico a Zadar (Zara), dove fu vescovo dal 1890 al 1910. Morì a Dubrovnik nel 1915. Per un suo profilo v. Cyril Vasil’, ‘Milaš, Nikodim’,  Dizionario enciclopedico dell’Oriente cristiano , a cura di Edward G. Farrugia (Roma, Pontificio Istituto Orientale, 2000) 493 s.; Luka Novakovi ć , Nikodim Milaš vescovo della Dalmazia ed Istria ed il suo contributo alla canonistica orientale  (Pontificio Istituto Orientale, Facoltà di Scienze Ecclesiastiche Orientali, Excerpta ex Dissertatione ad Doctoratum; Roma – Belgrado, 2005); cfr. inoltre quanto ho scritto in ‘La dialettica tra diritto comune e diritti particolari nell’ordinamento della Chiesa, con particolare riferimento all’esperienza storica delle Chiese orientali’, Rivista Internazionale di Diritto Comune  17 (2006) 95-160 (137 s.), saggio pubblicato anche in  Diritto particolare nel sistema del CCEO. Aspetti teoretici e produzione normativa delle Chiese orientali cattoliche  -  Tvorba noriem partikulárneho práva Cirkvi sui iuris , a cura di Šimon Marin č ák (Orientalia et Occidentalia. Analecta Instituti Studiis Spiritualitatis Orientalium Occidentaliumque Provehendis Nomine P. Michaelis Lacko Appellati 2; Košice, Vydala Dobrá kniha v Trnave, 2007) 263-322.  ORAZIO CONDORELLI -  ORDINE E GIURISDIZIONE NELLA TRADIZIONE CANONICA BIZANTINA    5 Walter 9 . Secondo Milaš la potestà ecclesiastica è un una realtà unica, che tuttavia si articola in tre “rami”: sono la potestà di magistero, di ordine e di giurisdizione, che egli con espressioni greca chiama rispettivamente exousía didaktiké  , hieratiké  ,  poimantiké   o dioiketiké  10 . Sarebbe ingiusto pensare che ci troviamo di fronte alla adozione passiva o acritica di uno schema estraneo alla tradizione orientale: Milaš, infatti, ritiene che tale articolazione abbia un fondamento nella stessa Sacra Scrittura (cfr. innanzi tutto Matteo 28.18-20), e rispecchi le consapevolezze proprie della tradizione orientale. Per quanto riguarda la potestà di magistero, ritiene che essa si ricolleghi tanto alla potestà di ordine che a quella di giurisdizione, perché il magistero è collegato con la liturgia da un lato, e dall’altro compete a coloro che esercitano la potestà di giurisdizione attraverso la missione canonica. Rintraccia gli specifici fondamenti di questa potestà in due passi di San Paolo (I Tim. 3.2 11  e II Tim. 2.24 12 ) 13 . Quanto alla potestà di ordine, l’autore ritiene che il concetto sia presente nei sacri canoni quando parlano di hieratikaì leitourghíai 14   o di  hieratikè dioíkesis 15 . Il concetto di potestà di giurisdizione si manifesta, invece, attraverso l’espressione  poimantikè egemonía 16 , anch’essa ricorrente nella tradizione canonica orientale .  Milaš aggiunge che per l’esercizio della potestà ecclesiastica è necessaria una kanonische Mission  ( missio 9  Come avevo già notato in ‘Il diritto canonico orientale nell’opera di due autori della “Scuola storica” tedesca: Ferdinand Walter e Friedrich Vering’,  Diritto e Religioni  10, anno V, n. 2 (2010) 358-378 (365). Sulla teoria del triplice munus  in Ferdinand Walter v. Aurelio Fernández, Munera Christi et munera Ecclesiae. Historia de una teoría  (Pamplona, Eunsa, 1982) 642-647. 10  Milasch (Milaš),  Das Kirchenrecht  235 s., § 58:  Die Zweige der  Kirchengewalt.   11  “Oportet ergo episcopum irreprehensibilem esse, unius uxoris virum, sobrium, prudentem, ornatum, hospitalem, doctorem...”. 12  “Servum autem Domini non oportet litigare, sed mansuetum esse ad omnes, aptum ad docendum...”. 13  Si può anche ricordare che il can. 2 del Sinodo di Santa Sofia (880) parla della funzione di insegnare e di governare del vescovo in termini di lógos didaskalías  e lógos proedrías : P.-P. Joannou (ed.), Les canons des synodes  particuliers  (d’opra in poi = CSP) (Pontificia Commissione per la redazione del codice di diritto canonico orientale. Fonti. Fasc. IX: Discipline générale antique [II e -IX e  s.], t. I pars II; Grottaferrata, Tipografia Italo-Orientale S. Nilo, 1962) 484 s. 14  Concilio di Ancyra, can. 1 (CSP 57). 15  Canoni Apostolici, can. 83 (CSP 50). 16  Sinodo Trullano, can. 32 e 102: Les canons des conciles oecuméniques (d’ora in poi = CCO), ed. P.-P. Joannou (Pontificia Commissione per la redazione del codice di diritto canonico orientale. Fonti. Fasc. IX:  Discipline générale antique [IIe IXe s.]  , t. I pars I; Grottaferrata, Tipografia Italo-Orientale S. Nilo, 1962) 164 e 240.
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