L'ecocritica: l'alterità oltre i confini

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  31GENNAIO2015 PAG . 11 Nell’indagare il rapporto tra ope-ra letteraria e ambiente naturale, l’ecocritica pone l’accento anche sulle relazioni tra mondo umano e non umano, in un’ottica nuova dove la letteratura entra a far par-te di un ‘tutto’, secondo l’assunto base dell’ecologia – teorizzato da Barry Commoner – per cui “everything is connected to everything else”. Di conseguenza, il sistema entro cui il testo si pone deve necessariamente essere ampliato e abbracciare l’intera ecosfera, come suggerisce il prefisso ‘eco’ (dal greco oikos) indicante la casa, la dimora, ovverosia la natura. Mutando la prospettiva d’analisi, il testo diviene sonda e strumento, proprio perché il linguaggio non veicola solo con-cetti ma induce a una riflessione sulla crisi del pianeta. Una crisi, è bene ribadirlo, piuttosto recente e che ha visto il concetto stesso di ‘ecologia’ mutare la sua valenza: e se, nell’Ottocento, per il biologo tedesco Hernst Haeckel – che primo coniò il termine Ökolog-ie – esso indicava lo studio delle interazioni fra organismi viventi e ambiente; nel secolo successivo è andato a abbracciare l’intero spettro delle scienze umane. Pun-rispondente alla realtà. Tutto è da ricercare nella differenza tra umano e non umano, nella soglia che porta l’uomo a concepire la natura nelle sue accezioni più comuni: rifugio (e già l’Eden biblico esprime bene il concetto) o forza devastatrice (si pensi al le-opardiano “Sterminator Vesevo”). L’ecologia, al contrario, mira proprio a superare tale dissidio, in nome di un nuovo umanesi-mo, non più antropocentrico e guidato dal costituirsi reciproco di essere umano e ambiente, dove la natura si caratterizza nella propria biologica essenza. Da ciò deriva l’approccio interdiscipli-nare dell’ecocritica, nell’applicare il paradigma scientifico all’opera letteraria in quanto oikos-lògos, narrazione di un luogo, di una dimora, di un ambiente abita-to e adesso in pericolo. Nella cultura dello zapping – volendo usare un’espressione di Giulio Ferroni – siamo attraversati da una simultaneità delle immagini, dove l’Altro (il non umano) si è fatto irriconoscibile; e se la “crisi” dell’ambiente e della cultura sono le facce della stessa medaglia, l’opera letteraria deve indicarci la via: un percorso che esca fuori dal seminato e ci conduca alla riscoperta del mondo, insegnan-doci a riabitare la nostra ‘casa’.to di arrivo di questo processo è il 1962, quando Silent Spring di Rachel Carson venne pubblicato negli Stati Uniti, assurgendo poi manifesto del movimento ambientalista. Tutto, ancora una volta, ha inizio da un libro e lì, sempre, dobbia-mo tornare, perché la tentazione di leggere l’intera letteratura attraverso la specula dell’ecocriti-ca è forte e innesca subito quella memoria intertestuale, dove le rappresentazioni della natura si affiancano: dai toni pastorali dell’idillio bucolico, per arriva-re alle roussoviane Rêveries du promeneur solitaire. Eppure, in entrambi gli esempi citati, siamo dinanzi a un’immagine anti-e-cologica, dove l’ambiente viene relegato al ruolo di sfondo o, nel secondo caso, a natura inconta-minata, frutto di un ideale non L’ecocritical’alteritàoltre i confini DI   D  IEGO   S  ALVADORI  diego.salvadori@unifi.it  ECO letteratura
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