Julia VICIOSO, La Basilica di San Giovanni dei Fiorentini a Roma: Individuazione delle vicende progettuali, in «Bollettino d'Arte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali» 72, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (Roma), mar

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Julia VICIOSO, La Basilica di San Giovanni dei Fiorentini a Roma: Individuazione delle vicende progettuali, in «Bollettino d'Arte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali» 72, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (Roma), marzo-aprile

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  MINISTERO PER I BENI CULTUR LI E MBIENT LI - :: . ì --- > . ISTITUTO POLIGR FICO E ZECC DELLO ST TO LIBRERI DELLO STATO   OLLETTINO ~ R T E MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI UFFICIO CENTRALE PER I BENI AMBIENTALI ARCHITETTONICI ARCHEOLOGICI ARTISTICI E STORICI Coordinamento della redazione EVELINA BOREA Redattore per l epoca antica PAOLA PELAGATTl Direttore FRANCESCO SISINNI Consiglio di redazione PIO BALDI -CORRADO BUCCI MORI CHI - MICHELE CORDARO -ANNA MARIA DONADONI -ANDREA EMILIANI -ANNA GALLINA ZEVI - PIER GIOVANNI Guzzo -ADRIANO LA REGINA -ELENA LATTANZI -CLELIA LAVIOSA  ANTONIO PAOLUCCI - MARIA LUISA POLICHETTI -ILARIA TOESCA - LICIA VLAD BORRELLI -FRANCESCO ZURLI Redazione tecnico-scientifica LUCIANO ARCANGELI -LUCILLA DE LACHENAL -ELISABETTA GUIDUCCI -LUISA MOROZZI -LAURA TARDITI Segreteria di redazione MARINA COCCIA -ANTONIETTA FERMO - MARIA GUARINO -ELISABETTA DIANA VALENTE Produzione ISABELLA VALLERINI Redattore per la grafica CESARE ESPOSITO Assistenti LOREDANA FRANCESCO NE -DONATO LUNETTI -ALBERTO QUADRINI Pubbliche relazioni LUISA TURSI Segreteria RENATA SARTI Sede della Redazione: Via di San Michele, 22 - ROMA - Te . 5818269, 5843-2420 - Telefax 5843 2 352 7 ANNO 1992 MARZO - APRILE ANGELO BOTTINI e PIER GIOVANNI GUZZO: Busti divini da Lavello NAXOS VI: ANNO LXXVII SERIE VI I MARIA COSTANZA LENTINI: Un secondo contributo sulla ceramica di Naxos: idrie ed anfore I l GUSTINA SCAGLIA: Il Frontespizio di Nerone, la Casa Colonna e la scala di età romana antica in un disegno 5 nel Metropolitan Museum of Art di New York EVA SZMODIS-EsZLA.RY: Recenti acquisti italiani del Dipartimento di sculture antiche del Museo di Belle Arti 63 di Budapest JULlA VICIOSO: La Basilica di San Giovanni dei Fiorentini in Roma: individuazione delle vicende progettuali 73 LILIANA BARROERO: L I Incoronazione della Vergine in San Pietro a Leonessa. Quadro di Giulio Bianchi II5 pittore sabino MARIA GRAZIA BERNARDINI: Una postilla al catalogo del Museo della Cattedrale di Perugia 29  JULI VICIOSO Questo saggio è dedicato a Giuseppe Zander che mi ha aiutato nell impostazione della ricerca LA BASILICA DI S N GIOV NNI DEI FIORENTINI A ROMA: INDIVIDU ZIONE DELLE VICENDE PROGETTU LI PRESENTAZIONE « La chies rom n dell azione Fiorentina rappresenta, nei suoi progetti, uno dei fatti più notevoli ed importanti del Rinascimento architettonico, nella su attuazione un delle sconfitte m ggiori a cui h nno partecipato le forze dell natura ed il disordine e l imprevidenza degli uomini» (Gustavo Giovannoni 1959) Il saggio di Julia Vicioso è parte di una ricerca, iniziata e svolta sotto la mia guida nell ambito della Scuola di Specializza- zione in Restauro dei Monumenti dell Università di Roma, attraverso la quale si percorre la vicenda del San Giovanni dei Fiorentini di Roma dall inizio fino al X X secolo. La sezione che qui si presenta affronta l intricata vicenda della genesi, del tormentato inizio, delle lunghe pause, attraverso cui l idea di costruire in Roma la chiesa della Nazione Fiorentina affiora, prende corpo e si svolge nel XVI secolo: fino alle ultime battute costruttive del gran cantiere nel primo Seicento. Una vicenda entro cui si coinvolgono alcuni dei più importanti architetti del Cinquecento, da Bramante a Sansovino ad Antonio da Sangallo il Giovane, a Michelangelo, a Giacomo Della Porta, al Maderno; passando per Giuliano da Sangallo, Peruzzi, Raffaello, Antonio da San- gallo il Vecchio, ed altri, con fasi progettuali molteplici e contrastanti; di cui quella del Concorso, stabilizzata dal relativo decreto di erezione emanato da Leone X nel gennaio del 1519 fu la più vistosa ed affollata. Uno sviluppo epocale, scandito in parallelo con quello del San Pietro Vaticano, di cui molti progetti riprendono temi e problemi, sviluppandoli nella specifica realtà topografica e dimensionale, su cui molti storici dell architettura si sono soffermati illustrandone aspetti o fasi. Il lavoro della Vicioso entra nell intricato problema adottando per i tanti progetti e disegni fin qui noti, una chiave di lettura finora non adoperata su questo tema in modo cosi sistematico: quella della decodificazione del sistema di notazioni metriche e delle misure, che caratterizzano per forza di cose elaborati il cui fine era una concreta realizzazione, relativi all edificio ed all intorno urbano. Chiave di lettura, che, oltre a consentire un attraversamento significativo nel vastissimo campo in esame, consente, alla conclusione della traver sata, di presentarne una situazione particolarmente interessante: per le notazioni e le osservazioni convergenti su quanto fin qui consolidato del tema, per le aperture nuove e le ipotesi che si formulano anche trasformando molte cose che sembravano autorevolmente consolidate. Chiave di lettura, che, auspicata nel 1963 da Giuseppe Zander proprio a proposito di un disegno per San Giovanni dei Fiorentini - quello di Casa Sacchetti - m era occorso in più occasioni di adoperare: in particolare per riferire proprio al tema di San Giovanni dei Fiorentini, il disegno Peruzzi UA 505, fino ad allora riferito al San Pietro, o precedentemente per lo studio del ciclo di disegni preparatori del peruzziano Duomo di Carpi. Di questo approccio metrico , specificatamente architettonico, i riferimenti alle dimensioni del lotto, la particolare posi tura del lotto nei confronti del Tevere, la presenza sul lotto della preesistente chiesa di San Pantaleone, la Vicioso ha fatto la chiave di volta del suo rinnovato percorso di lettura. In particolare il problema della profondità del sito e della presenza in esso della chiesa di San Pantaleone, hanno costituito elementi cardine per riesaminare il problema. Così la proposta scala tura tra disegni contenuti nella profondità srcinaria del lotto (tra 200 e 210 palmi) - profondità dell edificio prima del progetto del Sansovino - e quelli di 220 palmi (profondità del progetto vincitore del Sansovino che venne messo in opera - entrando nel fiume - come dirà l Vasari - e quindi allungando l area originaria), consente la revisione di parecchie ipotesi che sembravano fin qui consolidate o la proposta di nuove ipotesi. Quali per esempio quella - anticipata dalla sagacia di Giovannoni - di attribuire a prove di Antonio il Giovane per il Concorso non tanto i progetti centrici, ma quelli a basilica UA 862 e 863 da m definiti a suo tempo di caratura tipologica neo paleocristiana . Così l accantonamento dell ipotesi, avanzata da Schwager nel 1975 di una piazza anteposta tra la facciata della chiesa e via Giulia, desunta dalle misure tra 270 e 340 palmi presente in alcuni disegni di Antonio, oltre che nel disegno di anonimo di Casa Sacchetti; accantonamento conseguente alla raggiunta definizione del lotto, fin qui non definito nella sua realtà dimensionale, e che non raggiunge l'ipotizzata lunghezza. Donde l interessante nuova ipotesi - avanzata a partire da una nota del disegno di Casa Sacchetti - che è di 240 palmi - di un gruppo di progetti la cui parte anteriore emergerebbe dal filo di via Giulia; con la conseguenza di un ipotesi di traèciato di via Giulia di diversa conclusione. Non più tendente sul Ponte Trionfale, ma che si relazionerebbe nella connessione viaria verso Castel Sant'Angelo: una apertura particolarmente problematica, tutta da verificare, ma estremamente stimolante. Così ancora l particolare ruolo di vincolo e di condizionamento, che la preesistente chiesa di San Pantaleone ebbe durante tutto l ciclo progettuale: tale da influire decisamente con la realizzazione edilizia nel 1582 di Giacomo Della Porta; per la quale è ipotizzato, anche in conseguenza della rilettura dei documenti della costruzione, uno sviluppo che in parte adegua le nuove cappelle dellaportiane al corpo della preesistente chiesa: contribuendo così a spiegare la particolarità della ricomparsa tipologica di chiesa a tre navate. Vecchia chiesa, rimasta in esercizio nel tempo dei tanti progetti, per la cui decorazione si spende nel 1567 (colonna a chiaro-scuro, tribuna pitturata azzurro e stelle ) al tempo della rettorìa tenuta da San Filippo Neri e dai suoi preti. Non è il caso di ulteriori osservazioni. Basteranno questi brevi cenni a dare il tono del lavoro della Vicioso, a segnalarne qualcuna delle tante particolarità e dell interesse; alla cui definizione non ultimo aspetto è la riproduzione e l analisi delle decine e decine di disegni che hanno cadenzato la secolare vicenda del San Giovanni dei Fiorentini di Roma. S N DRO BENEDETTI 7  1. - ANTECEDENTI ALLA FONDAZIONE DELLA CHIESA NA- ZIONALE DEI FIORENTINI 1448-1518 1.1. Il quartiere fiorentino a Roma L'importante comunità fiorentina presente a Roma nel Cinquecento si stabilì, come è noto, in modo preferen :dale nella zona che comprendeva via dei Banchi, largo dei Fiorentini, Mola dei Fiorentini e via del Consolato dove fu la sede del consolato fiorentino. Proprio nella zona detta dietro ai banchi , alla testata orientale di via Giulia, sorgerà, dopo lunghissime e complicate vicende, la chiesa della nazione fiorentina, dedicata al loro santo protettore San Giovanni Battista ed inizialmente dedicata anche ai Santi Cosma e Damiano. La chiesa sarà elevata alla dignità di Basilica nel 1919. 1 2 La Confraternita dei Fiorentini. Origine, sedi e pre - tese iniziali Era usanza delle diverse etnie, formare delle comunità o confraternite nazionali sia per riunirsi che per pratiche religiose (il che darà luogo alle future chiese nazionali) e sociali nonché per proteggere gli interessi dei diversi gruppi. Secondo i primi statuti del sodalizio,') la confra  ternita fu fondata a scopo di beneficenza nel 1448, al tempo di una grande peste, da un gruppo di fiorentini sotto il nome di Compagnia della Pietà dei Fiorentini poi Arciconfraternita . di San Giovanni Battista della Pietà dei F ioren ini . I - SITUAZIONE ATTUALE CON L'UBICAZIONE IN ORDINE CRONOLOGICO DELLE DIVERSE SEDI DELLA CONFRA TERNITA DEI FIORENTINI NEL QUARTIERE FIORENTINO : I L'ORATORIO DEL GONFALONE; 2: SAN SALVATORE IN LAURO; 3: SAN PANTALEONE; 4: SAN TOMMASO E ORSO (CAPITOLO DI SS . GIULIANO E CELSO); 5: SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (NEL NUOVO FABBRICATO ANNESSO) 7 Inizialmente le attenzioni della Confraternita si con centrarono nella ricerca di una sede nel quartiere fioren tino, per svolgere le loro attività. Presero diversi edifici sacri con l'obbligo di apportarvi migliorie e corrispondere periodicamente un canone. Sarà solo con Leone X che si comincerà a parlare dell'idea di fondare una grandiosa chiesa nazionale. La Confraternita ebbe come prima sede, in enfiteusi dal Capitolo di San Pietro Vaticano, la chiesa di Santa Lucia, ubicata dove in seguito sorse l'Oratorio dei Santi Pietro e Paolo dell' Arciconfraternita del Gonfalone. Successiva mente la sede fu trasferita in due stanze del chiostro della vicina chiesa di San Salvatore in Lauro. 1 2 . 1 Concessione della chiesa di San Pantaleone alla Confraternita dei Fiorentini Una bolla dell'anno II86 di Urbano 2) indica che la chiesa di San Pantaleone diventa filiale di San Lorenzo in Damaso. Nel 1411 San Pantaleone viene data alla Confraternita dei Santi Cosma e Damiano e successivamente al capitolo della chiesa dei Santi Celso e Giuliano)) L'II giugno 1488, sotto Innocenzo VIII, la Compagnia prende in enfiteusi dal Capitolo della chiesa dei Santi Celso e Giuliano, essendo governatore Berto Berti, la chiesa di San Pantaleone insieme ad altre proprietà. L'elenco di queste proprietà prese in affitto con i suoi canoni è il seguente: I Un orto grande presso la chiesa di San Pantaleone. 2. Un'altro accanto più piccolo affittato a Simone di Villa-Sarto. 3. Una piccola casa per l'annuo canone di ducati O di carlini; una libra di garofani; una libra di pepe e 4 di cera. Il tutto ridotto in seguito di comune accordo a scudi romani 10.15. 4. La cappella [chiesa di San Pantaleone] per il canone annuo di una libra di garofani; una libra di pepe e due di cera. Il tutto computato in scudi romani 2.15 con la condizione inoltre di conservarla ad uso di chiesa 4) San Pantaleone non fu l'ultima sede della Confrater nita. Durante i progetti per la costruzione della nuova chiesa, la Congregazione dei Fiorentini si trasferì nella vicina chiesa dei Santi Tommaso ed Orso, che conseguentemente prese il nome di Sant'Orsola della Pietà, dove si riunirono fino alla demolizione dell'oratorio, avvenuta nel 1888 per dar luogo all'attuale corso Vittorio Emanuele. San Pantaleone è spesso motivo di confusione quando si trovano dei riferimenti ad un oratorio dei fiorentini . L'oratorio sede della Confraternita fu prima del 1534 San Pantaleone e dopo, fino al 1888, Sant'Orsola fig . I . La zona dove s'innalzava la chiesa di San Pantaleone e successivamente il San Giovanni dei Fiorentini, risaliva a un tratto libero vicino al recinto aureliano come si può osservare nelle piante archeologiche di Roma. 1 2 2 L individuazione ipotetica del tracciato srcinale di San Pantaleone L'individuazione ipotetica del tracciato della chiesa preesistente a San Giovanni dei Fiorentini, San Pantaleone, parte da una serie di vedute e piante prospetti che precedenti alla data di costruzione della nuova chiesa. Alcune di queste vedute erano state interpretate da Frey, Acker man, Siebenhiiner e Giinter come il perimetro della  nuova chiesa di San Giovanni portato avanti su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane.s) Noi invece riteniamo che in queste vedute e piante si indichi in qualche modo la chiesa di San Pantaleone, sulla base di riferimenti documentari e analisi dei successivi progetti per la chiesa attuale. In modo particolare la veduta del 159 del pittore fiammingo Paul Brill conservata a Berlino (Staatliche Museen, Kupferstichkabinett, Kdz 26326v mostra quello che potrebbe essere il profilo di San Pantaleone foto di copertina e fig. 2). Si tratta di un disegno che era stato erroneamente riferito all isola Tiberina in Roma, come viene indicato in una scritta sul foglio. Il primo riferimento documentario che abbiamo considerato, sulla zona dove si innalzava la chiesa di San Pan tal eone, dice che doveva essere un luogo ben ampio ed amenissimo, coltivato ad ortaggi e quasi senza abitacoli, abbellito da una cappelletta voltata con faccia verso il fiume. ( .. ) la chiesa essendo contigua a tre orti, uno molto spazioso che perveniva in sino al fiume. ( .. ) un secondo meno grande del primo .. un terzo diviso dalla chiesa per una vietta. ( .. ) ed oltre a questi tre orti anche ad una cassetta. ( .. ) .6) La chiesa, i tre orti e la casetta, sono le stesse proprietà che saranno successivamente acquisite dai fiorentini per poter costruire la loro chiesa. Una seconda serie di documenti si riferisce ai lavori di muratura portati avanti molto probabilmente su una strut-tura già esistente (vedi più avanti all'anno 1567). Una ultima serie di documenti tratta di lavori, per lo più di manutenzione. Questo, proprio per il tipo di lavori per esempio di ritinteggiatura, suggerisce la presenza di una chiesa già esistente e non quella di un nuovo fabbricato iniziato e adoperato provvisoriamente. Lo schema di pianta basilicale, dedotto da piante e vedute prospettiche e da diverse descrizioni, ci ha per messo d arrivare ad un ipotetico tracciato dell srcinario sviluppo planimetrico della chiesa figg. 3-5). Dopo aver fatto la comparazione con ogni progetto successivo della chiesa che avrebbe dovuto sostituire San Pantaleone, risultava molto vicina la proporzione fra la chiesa preesistente da noi ipotizzata ed i progetti successivi per la nuova chiesa fig. 5). 1.3. Bramante e l primo progetto per la chiesa. Riferimenti al San Pietro Vaticano ed alla sistemazione di via Giulia Nel novembre dell anno 1503 inizia il pontificato di Giulio II e due anni dopo, si profila il grandioso progetto di Bramante a pianta centrale per San Pietro Vaticano. Il 18 aprile del 1508 avviene la fondazione della nuova Basilica Vaticana che sarà in stretta relazione con le vicende progettuali della fabbrica di San Giovanni dei Fiorentini per deliberata volontà dei committenti fiorentini. 7) Quindi saranno comuni a tutte e due le fabbriche non solo gli schemi tipologici, ma anche le scelte degli architetti, dei mastri muratori e in conseguenza anche lo svi luppo cronologico passim). Lo stesso anno avviene la costruzione del tempietto di San Pietro in Montorio il quale insieme alla Fabbrica Vaticana, tutte e due ad im pianto centrale, domineranno le scelte tipogiche del primo Cinquecento a Roma compresa San Giovanni dei Fiorentini. Infine, sempre sotto Giulio II, Bramante prese anche la guida della sistemazione di via Giulia dove si trovava il luogo scelto per l oratorio dei fiorentini. 6 San Pa~ta.leone il piccolo oratorio dei fiorentini, do v~tte C?st~tU1r~ :In ostacolo. per Br amante nella sistema- 7~ ~e di v,la Glt~ha perc~é. \1,17 agosto 1508 si reca pr esso 1 oratono del fiorentlm con l intento di disfarlo quando viene convinto dai fiorentini di fermarsi fin quand~ non si sia trovato un luogo per una nuova chiesa. B  Questo importante documento, riferisce la volontà di lasciare libera la testata della via Giulia che doveva sboccare sull antico ponte Trionfale, che si auspicava fosse nel frattempo ricostruito. Probabilmente Bramante non aveva preso in considerazione la costruzione di una chiesa in quel sito, sopra utto per il disinteresse che Giulio II mostrava nei confronti della colonia fiorentina. Quindi demolire le antiche e provvisorie costruzioni dei fiorentini, non poteva avere per Bramante altro significato che assicurarsi la disponibilità di una vasta area in corrispondenza dello sbocco di via Giulia sul restaurando pons Trumphalis .9) Questo primo documento su Bramante e quelli successivi si tro vano nel volume 337 dell Archivio dell Arciconfraternita dei Fiorentini (d ora in poi AAF), che comprende un diario della stessa Confraternita. IO) Il IO settembre 1508 viene decretato dalla Confraternita dei Fiorentini l edificazione di una nuova chiesa. Successivamente si apre una nota per le offerte nel documento intitolato Ragonamento di fare la chiesa e uomini ofersono denari II) e il governatore decide che si deve 2 -BERLINO, STAATLlCHE MUSEEN, KUPFERSTICHKABINETT KDZ 26326v - PAUL BRILL: VEDUTA SUL TEVERE, PARTICOLARE (1590) foto i J6rg P. Anders) 7
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