i siti rupestri Itinerari culturali del medioevo siciliano Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione Ministero per i Beni e le Attività Culturali

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    i siti rupestri Itinerari culturali del medioevo siciliano Istituto Centraleper il Catalogoe la Documentazione Ministero per i Beni e le Attività Culturali  Il Medioevo in Sicilia:i luoghi più bellied interessantidi un periodo pococonosciuto  Q   uesto opuscolo è stato realizzato per aiutarvi a scoprirein modo semplice e comodo alcuni dei gioielli medioevalidella Sicilia.L’itinerario è stato suddiviso in tappe che possono rappresentare gli elementi di un unico viaggio o momenti diviaggio da suddividere in tempi diversi. 3 Descrizione dell’itinerario 6 I ° itinerario: Cava d’Ispica 8 II ° itinerario: Pantalica 10 III ° itinerario: le Chiese rupestri del Siracusano 12 IV ° itinerario: Chiafura 14 Informazioni utili 15 Il progetto 16 L’Istituto Centrale per il Catalogo e le Documentazione   alcune delle mete che sapranno  arricchire le emozioni del vostro viaggio Per un itinerario nella Sicilia rupestre orientale L a Sicilia sud-orientale, l’area del Siracusano e del Ragusano, è carat-terizzata da insediamenti strettamente legati alla particolare orogra-fia del terreno. Esso, costituito da depressioni di tipo carsico, le cosiddet-te Cave (dei veri e propri Canyon) , scavate dall’attività erosiva di antichifiumi, è stato per lungo tempo (principalmente nell’alto medioevo e poiall’epoca della conquista da parte dei normanni e delle tensioni essi e gliarabi), il luogo prescelto dagli isolani per costituire dei veri e propri cen-tri di conservazione sia della cultura laica che di quella religiosa.Gli insediamenti rupestri, proprio per quest’ultima particolarità cheli caratterizza, sono dei veri e propri scrigni ove si conservano alcunetra le testimonianze pittoriche (affreschi bizantini) più antiche dell’iso-la e mostrano i segni di una organizzazione che, seppur di tipo troglo-ditico, appare strutturata in modo assolutamente simile ai centricostruiti sopra-terra.Essendo in gran parte ricadente in territori privati, non è possibileproporre un itinerario volto alla scoperta del gran numero di chieserupestri sparse nel territorio di Lentini (dove non si ha una situazioneabitativa concentrata in cave), mentre appare di primaria importanza larivalutazione di due grossi insediamenti trogloditici: Cava d’Ispica ePantalica, noti ai viaggiatori già dalla metà dell’800. Assolutamente importante è, invece, il caso di Chiafura-Scicli. Lacittà troglodita ragusana, nonostante sia stata segnalata da viaggiato-ri italiani e stranieri già dal XIX secolo, è solo ora in fase di studio ascopo anche turistico ed è pertanto inedita. La vita in grotta. Le città troglodite e i monasteri di etànormanna. L’itinerario proposto vuole indirizzare alla conoscenza di alcuni tra iluoghi della Sicilia orientale meno noti, in quanto meno ricchi di monu-menti di grande impatto, ma di estrema importanza sia dal punto divista paesaggistico che storico. 3  Attraverso la visita di Cava d’Ispica, di Pantalica e di Chafura, nonsolo si potranno ammirare le realtà naturali delle Cave ma salteràimmediatamente all’occhio l’importanza di tali insediamenti, spessoparalleli a quelli sopra terra e,ancora più frequentemente (è il caso diChiafura-Scicli), all’srcine dei grandi centri abitati di epoca tardomedioevale.La scelta di vivere in “grotta” non è di qualità inferiore rispetto aquella di abitare in strutture architettoniche costruite. Spesso essa è,infatti, determinata da particolari condizioni sociali, politiche o geogra-fiche e spesso costituisce semplicemente delle modalità esistenzialisolo peculiari ma non discriminatorie. L’organizzazione sociale e civica strutturata in grotta implica unintervento antropico sull’ambiente; non si tratta, infatti, solo di orga-nizzare anfratti già esistenti ma, ben più spesso, di progettare ambien-ti ipogeici, sfruttando particolari condizioni orografiche o geologiche epiegandole alle necessità più impellenti. Tale affermazione ci porta, necessariamente, a considerare la“casa-grotta” non più come una versione misera e negativa della casacostruita ma, semplicemente, come condizione abitativa alternativa,non meno solida di quella realizzata in pietra o mattoni, meno espo-sta agli agenti atmosferici, sicuramente più facile ad offrire spaziampi. Causato da situazioni contingenti, come la necessità di insediar-si in posti ricchi di acqua, il fenomeno del trogloditismo è paralleloall’abbandono degli insediamenti di superficie e corrisponde alla scel-ta di insediarsi in depressioni carsiche, che offrono migliori possibilitàdi vita e permettono l’uso del preesistente (grotte o tombe a camera),per abitazione. In Sicilia i primi veri e propri insediamenti trogloditi sono databili alIX secolo (si pensi al sito di Hisn al-Giran , nell’Ennese corrispondentead un tipo di insediamento fortificato con almeno 40 grotte, datatoall’841), contemporanei alla nascita degli insediamenti rupestri puglie-si e medio-orientali e certamente sono specchio di una realtà ben strut-turata. Le chiese rupestri di tale periodo sono, in realtà, le prime testi-monianze della cristianizzazione della Sicilia. Potendo leggere talefenomeno come reazione all’invasione islamica, ecco che esso acquistaimmediatamente una accezione fortemente occidentale e legata allepresenze sia bizantine che normanne nell’Isola. I luoghi dove si pongono le prime chiese e le prime abitazioni rupe-stri sono le cosiddette Cave (conformazioni geologiche caratterizzateda una profonda escavazione naturale provocata spesso dall’acqua,identificabili come piccoli canyon, con pareti quasi verticali), che carat-terizzano tutta la zona dell’area gravitante attorno a Ragusa eSiracusa. Le forme abitative sono variegate ma permettono di chiarirequale era il valore sociale ed economico (nonché politico e religioso)della realtà rupestre, e quindi una oggettiva classificazione degli inse-diamenti, che non può prescindere dalle caratteristiche orografiche,topografiche e dagli accorgimenti di difesa delle popolazioni. Tale clas- 4 Cava d’Ispica - Ispica •Modica (RG) Veduta dal Parco della Forza Foto di Attilio Spanò Scicli - Chiafura • Scicli (RG) Veduta di Chiafura Foto di Attilio Spanò Pantalica (SR) Veduta generale del sito Foto di Attilio Spanò  sificazione è legata alle dimensioni dell’insediamento stesso e allemodalità di occupazione del suolo o di sfruttamento delle cavità natu-rali e pertanto si ritrovano: le città troglodite, gli Ddieri  , gli insediamen-ti in cave poco profonde con escavazioni allineate su un unico filare e,infine, le occupazioni di creste isolate.La cosiddetta città trogloditica, corrisponde ad un abitato didimensioni considerevoli, su pareti terrazzate e speroni formati dallaconfluenza di almeno due cave, spesso culminante con la costruzionedi una cittadella in muratura. Tale tipo di insediamento è spesso in rela-zione alla nascita dei kastra bizantini e caratterizza le città di Modica,Scicli, Ragusa, mentre forti affinità si ritrovano con i villaggi berberidella Tunisia e del Gebel Nefusa libico. Particolarmente interessante è la disposizione delle grotte, spessoad anfiteatro in luoghi soleggiati e/o protetti e frequentemente acco-glienti interi quartieri rupestri (Chiafuraa Scicli, Catena a Modica). Ladifesa delle città troglodite è assicurata dall’occupazione dello speronedi confluenza tra due cave, ponendosi quasi come una sorta di natura-le torre di vedetta per la città retrostanteIl cosiddetto ddieri  (dall’arabo: al-diyar  le case), è tipico della Siciliasud-orientale e corrisponde ad un insediamento scavato in una paretedirupa, con filari sovrapposti di grotte dove la viabilità orizzontale veni-va assicurata da ballatoi, gallerie e cunicoli al buio, mentre quella ver-ticale da pozzi tra le grotte stesse. È chiaro come questi insediamentiavessero una specificità difensiva e in tal senso sono esemplari i casi deicosiddetti “Convento” e “Castello”aCava d’Ispica, del “Palazzo deiLadri” di Cava Anasarca a sud di Ragusa e della Grotta diSant’Agrippinapresso Mineo. Gli insediamenti con le grotte allineate su un unico filare mancantidi elementi difensivi, hanno un carattere essenzialmente aperto e sem-brano essere all’srcine dei tipici casali altomedioevali e normanno-svevi. Questi insediamenti spesso si distribuiscono attorno ad una chie-sa rupestre che, per le caratteristiche architettoniche, può essere data-bile tra l’VIII e il IX secolo. Esempio principe di tale tipologia è la Grottadi Santalania nel lentinese, dove le escavazioni di facile accesso si con-centrano attorno ad uno spiazzo che funge da area comune lungo lebasse pareti di una piccola cava, mentre più valle è la chiesa, che sem-bra appartenere ad un nucleo isolato preesistente. Gli insediamenti su creste montane isolate, con grotte formate datre o quattro camere al massimo su cui si insedia spesso la masseriamoderna corrispondono a piccole fattorie organizzate in casali e, spes-so, accanto a tale tipologia ricorre anche la casa rurale con tre vani chesi aprono sull’ambiente centrale. 5 Cava d’Ispica - Forza d’Ispica- Parco della Forza • Ispica -Modica (RG) Veduta dal Parco della Forza Foto di Attilio Spanò Pantalica - Villaggio bizantino • Pantalica (SR) Veduta del sito dove si trova ilvillaggio bizantino Foto di Attilio Spanò Scicli - Chiafura • Scicli (RG) Particolari dell’organizzazione aterrazza dei raffi Foto di Attilio Spanò
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