E. Lippolis, C.M. Marchetti, V. Parisi, 'Saturo (TA). Campagne di scavo 2007-2013', in Scienze dell'Antichità, 20.1, 2014, pp. 73 - 104.

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E. Lippolis, C.M. Marchetti, V. Parisi, 'Saturo (TA). Campagne di scavo 2007-2013', in Scienze dell'Antichità, 20.1, 2014, pp. 73 - 104.

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  EDIZIONI QUASAR S CIENZE DELL’ A NTICHITÀ 20 – 2014 Fascicolo 1 SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELL’ANTICHITÀ  DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELL’ANTICHITÀ Direttore Enzo Lippolis Comitato di Direzione Marcello Barbanera, Maria Giovanna Biga, Savino Di Lernia, Giovanna Maria Forni, Gian Luca Gregori, Laura Maria Michetti, Frances Pinnock, Marco Ramazzotti, Maurizio Sonnino, Eleonora Tagliaferro Comitato scientifico Rosa Maria Albanese (Catania), Graeme Barker (Cambridge), Corinne Bonnet (Toulouse), Alain Bresson (Chicago), Jean-Marie Durand (Paris), Alessandro Garcea (Lyon), Andrea Giardina (Firenze), Michel Gras (Roma), Henner von Hesberg (Roma-DAI), Tonio Hölscher (Heidelberg), Mario Liverani (Roma), Paolo Matthiae (Roma), Athanasios Rizakis (Atene), Guido Vannini (Firenze), Alan Walmsley (Copenhagen) Redazione Laura Maria MichettiSAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA  1.  Saturo è un coronimo attestato con continuità per un sito costiero posto a sud di Taran-to, a ca. 10 km di distanza (  Fig.  1). Si tratta di una breve penisola compresa tra due insenature e del territorio retrostante, un’area caratterizzata dalla presenza di una torre del sistema di avvistamento aragonese nel punto più esposto del litorale. La torre e la baia immediatamente a settentrione conservano la denominazione di “Saturo”, esito italiano del greco Satyrion  at-traverso il passaggio dalla forma latina Saturium 2 . L’insenatura che delimita la breve penisola 1  L’intervento non sarebbe stato possibile sen-za l’incentivazione e la grande collaborazione della Soprintendenza Archeologica della Puglia che, nella persona dei tre responsabili che si sono succeduti in questo periodo, G. Andreassi, T. Cinquantaquattro e L. La Rocca, hanno seguito e facilitato in maniera concreta la ripresa della ricerca. Un ringraziamento particolare va ad A. Dell’Aglio, responsabile della tutela di questo territorio, per l’amichevole interes-samento e per la costante partecipazione, ben oltre i doveri d’ufficio. La ricerca d’archivio e una collabora-zione ampia è stata offerta da A. Zingariello, respon-sabile dell’archivio grafico e la medesima disponibilità è stata offerta da L. Masiello, che dirige il complesso sistema dei depositi archeologici di Taranto. Sullo sca-vo, la presenza fattiva di P. Angotti, della stessa So-printendenza,   è stata un conforto e un aiuto preziosis-simo e le operazioni sono state condotte con la parte-cipazione della Ditta D’Auria, per la quale si ringrazia F. D’Auria e in modo particolare G. Legrottaglie, che ha lavorato con l’intelligenza operativa che lo con-traddistingue sempre. Nelle prime campagne di scavo un aiuto economico ed organizzativo è stato offerto dal Comune di Leporano, nel cui territorio è compre-sa l’area archeologica, Comune che si ringrazia nel-la persona del sindaco D. Pavone e dell’assessore G. Peluso.   Un concreto contributo operativo è giunto costantemente dalla stessa Soprintendenza. Le attività di referenziazione geografica e di rilievo nel Santuario della Sorgente sono state condotte da Gabriella Passa-relli con la collaborazione di Nicola Baldassarre, Elisa Ciaccia, Nicoletta Faccitondo, Ombretta Iannone, Daniele Mallardi, Valentina Spataro, Gabriele Stingi, Valerio Verrino; nell’area dell’acropoli, da Gabriella Passarelli, Daniele Mallardi, Giuseppe Loiudice, in-sieme a Germano Germanò, Ferdinando Giannella, Lia Vitucci; a tutti, allievi e architetti del Politecnico di Bari, va un cordiale ringraziamento, e soprattutto ai colleghi dello stesso Ateneo, G. Rocco, M. Livadiotti, R. Belli e L. Caliò, il quale ha partecipato e condiviso l’intero ciclo dell’esperienza di ricerca. Questa è stata resa possibile dai finanziamenti concessi da   Sapienza Università di Roma, prima come ricerca d’Ateneo e poi con l’inserimento nel novero dei “Grandi Scavi” promossi dallo stesso Ateneo. 2  Per quanto riguarda la denominazione del sito: Antioch.,  FGrHist  555 F 13; Diod., VIII 21; Dion. Hal.,  Ant. Rom . XIX 1, 3-4; Steph. Byz., s.v. Satyrion ; Prob., Verg. georg.  II 197 s.; Serv., aen . III 551; Serv.,  georg . II 197; Schol. Verg. Leid. Bern.  georg . II 197; Guid. 29, 72; con dubbi Liv. XXVI 39, 6. Sul proble-ma della coincidenza tra il sito e il toponimo vd. an-che N AFISSI  1995, pp. 290-292, che propone una sua più antica pertinenza alla stessa penisola di Taranto e una sua attribuzione più tarda al sito in questione, affermatasi forse nel V sec. a.C. La documentazione E NZO  L IPPOLIS  – C HIARA  M ARIA  M ARCHETTI  – V ALERIA  P ARISI SATURO (TA). CAMPAGNE DI SCAVO 2007-2013 1  74 E. Lippolis – C.M. Marchetti – V. Parisi  Sc. Ant. a sud, invece, ha acquisito una diversa denominazione, attestata dall’età moderna, nelle forme di “Porto Perone” o “Porto Pirrone”. La zona è caratterizzata da un tavolato di roccia arena-ria che si erge tra i 20 e i 30 m s.l.m., intaccato da brevi valloni con ruscellamenti alimentati dall’emersione di acque di falda. Una sorgente perenne, tuttora attiva, costituisce la principale risorsa idrica naturale dell’area, a poche decine di metri dalla costa, immediatamente all’interno della baia settentrionale. L’interesse archeologico è segnalato soprattutto dai resti di una grande villa costiera che occupa interamente l’estremità della penisola, costituita da un nucleo di età tardore-pubblicana accresciutosi soprattutto tra il III e il IV sec. d.C., con una frequentazione che si protrae fino al VII sec. d.C. 3 . Prima degli scavi rimanevano emergenti solo le murature perimetrali del criptoportico che delimita a ovest la basis villae , meglio conservate nei secoli passati, come mostrano le descrizioni degli autori locali, tra cui T.N. d’Aquino, A. Merodio e C.A. Carducci 4 . Il sito, comunque, è noto nella letteratura archeologica dagli inizi del Novecento, quando vi furono condotte le prime campagne di scavo sistematiche dirette da Q. Quagliati (1902-1903), con la scoperta di un’importante stazione preistorica esplorata nella zona immediata- Fig. 1 –   Saturo (Taran-to), corografia. 1. San-tuario della sorgente; 2. Acropoli (da L IPPO - LIS  2009, p. 433, fig. 1). archeologica proveniente dal sito tende, però, a con-fermare la tradizione di una continuità dell’uso del to-ponimo per l’insediamento costiero a sud di Taranto e induce a considerare in maniera diversa l’interpreta-zione letterale dell’oracolo delfico tramandato. 3  Da ultimo, L IPPOLIS  2006; D’A URIA  - I ACOVAZZO  2006, con bibl. prec. 4   C ARDUCCI  1771. Su A. Merodio, L IPPOLIS  1998.  20.1, 2014 Saturo (Ta). Campagne di scavo 2007-2013 75mente a nord di Porto Perone (e per questo menzionata in letteratura con questo toponimo). L’importanza del deposito, che già le ricognizioni superficiali mostravano esteso all’intero promontorio, provvisto di una piccola emergenza isolata (cd. acropoli di Saturo, 25 m s.l.m.) (  Figg.  1, n. 2; 2, B), ha determinato le ricerche successive di U. Rellini (1941), C. Drago (1938, 1941-1943), e soprattutto F.G. Lo Porto (1958-1960, 1962, 1973-1977) 5 . In questo modo è stato possibile riconoscere non solo l’unità dell’insediamento protostorico di Porto Perone/Saturo e il suo complesso sviluppo cronologico, ma anche l’esistenza di un’intensa frequen-tazione dell’area in età successiva. Al VII sec. a.C. risale un luogo di culto posto sull’acropoli di Saturo (convenzionalmente indicato come Santuario dell’Acropoli, scavo 1959) 6  e a partire dalla seconda metà del VII è attestata un’intensa frequentazione in un santuario (  Figg.  1, n. 1; 2, A) riconosciuto presso la sorgente perenne cui si è fatto riferimento, in un sito più inter-no, alle spalle dell’insenatura settentrionale (convenzionalmente indicato come Santuario della Sorgente, scavo 1974-1977) 7 ; una necropoli posta poco più a nord di questo secondo santuario, sull’altopiano retrostante, si dispone sul margine settentrionale di una strada che corre sul ci-glio del salto di quota, con un uso sistematico dello spazio, sfruttato tra il VI e il III sec. a.C. 8 . Ancora più a nord, dove termina la fascia adibita alle funzioni sepolcrali, sono state messe in luce tracce di un’intensa frequentazione agricola, greca e romana, segnalate da cavi praticati nel banco tufaceo per la piantumazione di alberi da frutto, canali di scolo dell’acqua e resti di strutture rurali di età tardorepubblicana. Nell’area, infine, sono stati riconosciuti elementi del sistema di captazione e delle condotte di un grande acquedotto che prelevava l’acqua della falda freatica e della sorgente per condurla nell’area urbana di Taranto, costruito tra l’età augustea e il principato neroniano 9 .Le indagini condotte nel tempo hanno esplorato solo una parte ridotta delle testimonian-ze e l’interruzione degli scavi sistematici nel 1977 ha favorito lo sviluppo di un’intensa pratica di scavo clandestino, rivolto soprattutto ai cospicui depositi votivi del Santuario della Sorgente. Nonostante numerosi interventi degli organi di tutela, con rilevanti sequestri di materiale, mol-ti reperti sono confluiti nel mercato antiquario svizzero e di qui in diverse collezioni private e pubbliche estere, dall’Europa agli Stati Uniti. In questo modo, uno dei contesti archeologici più importanti dell’area magno-greca è stato selvaggiamente saccheggiato, con un rilevante danno storico, culturale e patrimoniale 10 .Dalle ricerche condotte in passato, comunque, emerge in maniera chiara l’importanza dell’insediamento protostorico nell’area, la precocità della frequentazione greca e il rilievo dei due santuari cui si è fatto riferimento, oggetto, soprattutto quello della Sorgente, di una conti-nua e intensa ritualità devozionale. 5   R ELLINI  1941-42; L O  P ORTO  1963,  1964a, 1964b,   1975,   1976,   1977. 6   L O  P ORTO   1963. 7   L O  P ORTO   1975,   1976,   1977. 8   L O  P ORTO   1964a, pp. 257-274; I D . 1975, p. 645. 9   B ECCHETTI  1897; G ASPERINI  1971, pp.  180-182; D ELL ’A GLIO  1990; D ELL ’A GLIO  - V INCI  1987; L IPPOLIS  1997, pp. 148-149; M ASTROCINQUE  2010, pp. 50-51. 10  Sul problema, da ultimo, F ONTANNAZ  - F LUTSCH  2010.
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