1. Il principio di sana collaborazione tra Chiesa e Comunità politica a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, in Recte Sapere. Studi in onore di Giuseppe Dalla Torre, Giappichelli ed., Torino, 2014, pp. 560-583

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1. Il principio di sana collaborazione tra Chiesa e Comunità politica a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, in Recte Sapere. Studi in onore di Giuseppe Dalla Torre, Giappichelli ed., Torino, 2014, pp. 560-583

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  FRANCESCO RICCIARDI CELSI 561   IL PRINCIPIO DI SANA COLLABORAZIONE TRA CHIESA E COMUNITÀ POLITICA A CINQUANT’ANNI DAL CONCILIO VATICANO II di   Francesco Ricciardi Celsi 1.   P REMESSA    La dottrina più attenta alle evoluzioni dello  jus publicum ecclesiasticum externum  e al magistero ecclesiastico   1  ha elaborato una moderna teoria canonistica dei rapporti tra Chiesa e comunità politica i cui principi ispiratori sono rinvenibili in diversi documenti concilia-ri – in particolare nella costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gau-dium et Spes   e nella dichiarazione Dignitatis humanae   sulla libertà religiosa – e in diversi documenti del magistero pontificio. Tali principi possono così sintetizzarsi   2 : il principio dell’indipendenza e dell’autonomia della Chiesa e della comunità politica, non più basato sulla categoria della societas iuridice perfecta   ma su quella degli ordinamenti giuridici pri-mari, che rilancia su basi tecnico-giuridiche nuove il principio del dualismo cristiano; il principio della libertà religiosa individuale e collettiva maturato soprattutto secondo gli ampi contenuti della dichiarazione Dignitatis humanae  ; la rinuncia ai privilegi acquisiti quando il loro uso potrebbe far dubitare della sincerità della testimonianza della Chiesa; l’antico principio della libertas Ecclesiae   ribadito nei documenti conciliari e ulteriormente approfondito e precisato nel magistero di Giovanni Paolo II, ossia la libertà della Chiesa di predicare la fede, di insegnare la sua dottrina sociale, di esercitare la sua missione fra gli uomini e di dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali dell’uomo e dalla salvezza delle anime ( Gaudium et Spes  , § 76); il principio della sana collaborazione tra le Parti da attuarsi se-condo le modalità dettate dalle circostanze di tempo e di luogo.  A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II è possibile tracciare un bilancio su alcuni aspetti dei rapporti tra Chiesa e comunità politica alla luce dei principi dell’assise conci-liare e del magistero pontificio in particolare con riferimento al principio di sana collabo-razione. 1  In particolare Spinelli e Dalla Torre. Cfr. L.   S PINELLI , Il diritto pubblico ecclesiastico dopo il Concilio Va-ticano II  , in coll. con G.   D  ALLA T ORRE , II ed., Giuffrè, Milano, 1985; G.   D  ALLA T ORRE , La città sul monte. Contributo ad una teoria canonistica sulle relazioni fra Chiesa e comunità politica  , II ed., Ave, Roma, 2002. 2  Per un approfondimento su questi principi fondamentali cfr. G.   D  ALLA T ORRE , La città sul monte  , cit., pp. 63-148.  562   DIRITTO CANONICO   2.   S   ANA   COOPERATIO   E SANA LAICITÀ    L’auspicata concordia tra Chiesa e comunità politica è un tratto ricorrente nelle rela-zioni tra potere spirituale e potere civile e affonda le sue radici nel principio del dualismo cristiano, che sta alla base dei rapporti istituzionali tra i due poteri. La riaffermazione di tale principio nei documenti conciliari presenta delle novità rispetto al passato in quanto si è tenuto a precisare che Chiesa e comunità politica «sono al servizio della vocazione perso-nale e sociale della stessa persona umana» ( Gaudium et Spes  , 76) e che tale concordia – e quindi tale collaborazione – si realizza «secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo» ( Gaudium et Spes  , 76). Da queste affermazioni derivano almeno tre conse-guenze di rilievo che caratterizzano i rapporti tra Chiesa e comunità politica a partire dal Concilio Vaticano II: la mancata individuazione di forme specifiche di collaborazione; l’attuazione della cooperazione con tutte le forme organizzative delle Parti e quindi non solo tra i vertici delle istituzioni ecclesiastiche e politiche; la priorità della valorizzazione e crescita della persona umana nei rapporti tra le Parti. Il Concilio non ha escluso il rifiuto al tradizionale strumento giuridico concordatario – tant’è che la Chiesa ha continuato ad utilizzarlo in tutti quei casi in cui ragioni storiche e politiche lo rendessero opportuno – ma ha solo voluto escludere che questo possa essere considerato l’unico sistema di regolamentazione dei rapporti tra Chiesa e comunità poli-tica    3 . L’istituto del concordato continua, dunque, ad essere lo strumento giuridico di riferi-mento nei rapporti formali tra Chiesa e comunità politica a livello apicale, tuttavia la col-laborazione tra le Parti può realizzarsi mediante una pluralità di forme da individuare di volta in volta. L’incremento dell’attività concordataria verificatosi in epoca post-conciliare è stretta-mente connesso con l’ampliamento della politica internazionale della Santa Sede ed è al tempo stesso la conferma che tale istituto non sia da considerare uno strumento “superato” in conseguenza del silenzio in tema di concordati nei documenti conciliari.  A partire dal Concilio Vaticano II il principio di collaborazione si realizza anche al di fuori dei classici livelli istituzionali. In conseguenza della ecclesiologia del Vaticano II – che ha portato a rivalutare la Chiesa particolare con conseguente conferimento a quest’ultime di più ampi poteri e maggiori responsabilità –, i rapporti giuridico-formali non sono più di esclusiva competenza della Santa Sede, ma anche delle Chiese particolari e soprattutto delle Conferenze episcopali nazionali, regionali e del vescovo diocesano. E qui la Chiesa sembra voler cogliere le trasformazioni in atto nella società civile tendenti al superamento del concetto del centralismo statale tipico degli Stati nazionali. Di riflesso, infatti, assi-stiamo a come, da parte dello Stato, la formalizzazione dei rapporti con la Chiesa non è più solo una prerogativa del governo nazionale, ma anche delle altre forze politiche (come i ministeri) e delle amministrazioni decentrate (relativamente ad alcuni ambiti). L’individuazione dei soggetti non si limita però a quelli istituzionali in base a rapporti giuridico-formali, la collaborazione tra Chiesa e comunità politica, può e deve trovare spa-zio – secondo lo spirito conciliare – in quelle relazioni e situazioni concrete che animano la realtà temporale poste in essere da fedeli o associazioni d’intesa con gli apparati pubblici. 3   Ivi  , p. 134.  FRANCESCO RICCIARDI CELSI 563 La collaborazione fra Chiesa e comunità politica è finalizzata anche e soprattutto a da-re un significativo contributo alla crescita dell’uomo e della società. Con il Concilio Vati-cano II, la Chiesa diventa ancor più consapevole che la promozione della persona umana sia parte integrante della sua stessa missione e che l’impegno per l’evangelizzazione sia in-scindibilmente connesso con l’impegno per la promozione umana ( Gaudium et Spes  , 42; Evangelii nuntiandi  , 31) e per la difesa dei diritti fondamentali degli uomini e dei popo-li   4 . Il tema della tutela dei diritti umani è, dunque, strettamente connesso alla promozio-ne dell’uomo alla cui realizzazione tendono – seppure in modo diverso – sia l’ordinamen-to dello Stato sia quello della Chiesa e che ne giustifica, in un’ultima analisi, lo spirito e la necessità di una sana cooperatio  fra le Parti   5 . Quest’ultimo aspetto ci induce ad accennare anche al concetto di “bene comune” sul quale la Costituzione conciliare già si era intrattenuta nel § 26. È questo un concetto che appare ormai strettamente collegato in modo imprescindibile a quello di sana cooperatio  nell’ambito delle relazioni tra Chiesa e ordinamenti civili. Il § 76 lettera c) della Gaudium et Spes  , dunque propone una sana collaborazione tra Chiesa e comunità politica anche nell’ottica del raggiungimento del bene comune, ossia dell’insieme «di condizioni di vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria per-fezione più pienamente e più speditamente» ( Gaudium et Spes  , 26). L’espressione più ma-nifesta della collaborazione tra Chiesa e comunità politica realizzata a favore della persona e del bene comune la ritroviamo nell’art. 1 dell’Accordo di Villa Madama laddove Stato ita-liano e Chiesa cattolica si impegnano «alla reciproca collaborazione per la promozione del-l’uomo e il bene del Paese». Bene comune e collaborazione sono anche i punti più importanti toccati da Papa Fran-cesco nel discorso in occasione della recente visita del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano: «Più volte, da entrambe le parti, è stato ribadito, con piena ragione, che il dialogo tra Italia e Santa Sede ha come fine principale il bene del popolo italiano e come sfondo ideale il suo ruolo storicamente unico in Europa e nel mondo. In questo sen-so, davvero l’Italia può essere un esempio nella comunità dei popoli, come è stato ricono-sciuto a più riprese da personalità anche molto diverse e, negli ultimi tempi, è apparso evidente dall’intensità del rapporto di stima e di amicizia tra Lei, Signor Presidente, e Sua Santità Benedetto XVI. In Italia la collaborazione tra Stato e Chiesa, sempre rivolta all’interesse del popolo e della società, si realizza nel rapporto quotidiano tra le istanze civili e quelle della comuni-tà cattolica, rappresentata dai Vescovi e dai loro organismi, e in modo del tutto particola-re dal Vescovo di Roma. Così, anche questa prima visita del Presidente al Papa – dopo la Sua partecipazione alla Messa per l’inizio del Ministero petrino – può essere espressa effi-cacemente con l’immagine dei due colli, il Quirinale e il Vaticano, che si guardano con stima e simpatia»   6 . 4  Sullo stretto collegamento esistente tra la missione della Chiesa e la promozione umana cfr. A.   N ICORA  , Il Concordato nella coscienza e nella prassi attuale della Chiesa  , in P.   B ELLINI -A.   N ICORA   (testi di), Le due spon-de. Morte e resurrezione dei concordati  , Giuffrè, Milano, 1984, p. 148; G.   F ILIBECK  , I diritti della persona alla luce del Concilio Vaticano II  ,   in Iustitia  , 1997, p. 46. 5  L.   S PINELLI , Il diritto pubblico ecclesiastico dopo il Concilio Vaticano II  , cit., pp. 214-215. 6  F RANCESCO , Discorso del Santo Padre Francesco in occasione della visita ufficiale di S.E. il Signor Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica italiana  , 8 giugno 2013, in www. vatican.va  .  564   DIRITTO CANONICO   Sulla stessa linea d’onda il discorso del Presidente Napolitano che sottolineava come il bene dell’uomo sia una priorità comune nelle relazioni tra Stato e Chiesa in Italia: «in ef-fetti, sulle solide basi poste dalla nostra lungimirante Costituzione e dal nuovo Concorda-to – come Ella ha voluto ricordare – le istituzioni repubblicane e la Santa Sede sono pro-tagonisti e guide di una limpida collaborazione per la promozione dell’uomo e per il bene del paese»   7 . Il principio di sana collaborazione ci porta anche a trattare della laicità dello Stato, o ancor meglio della qualificazione che la dottrina ecclesiale dà della laicità, ossia del con-cetto di “sana laicità” e della ancor più recente espressione di “laicità positiva”   8 . Riferimenti alla sana laicità – il cui primo ad ispirarsi fu Pio XII – li possiamo trovare in Benedetto XVI. Un caso recente è quello del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI al Presidente della Repubblica italiana in occasione dell’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia: l’Accordo di Villa Madama «ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico», evidenziando «i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità poli-tica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione. Una collaborazione motivata dal fatto che, come ha insegnato il Concilio Vaticano Il, entrambe, cioè la Chie-sa e la comunità politica, «anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione perso-nale e sociale delle stesse persone umane» ( Gaudium et Spes  , § 76)»   9 . Questo Accordo Il principio della collaborazione al servizio della persona umana è anche uno dei principi cardini sui quali poggia il discorso tenuto dal Pontefice Francesco al Presidente della Repubblica in occasione della visita del 14 novembre 2013: «Ripensando ai momenti salienti nelle relazioni tra lo Stato italiano e la Santa Sede, vorrei ri-cordare l’inserimento nella Costituzione repubblicana dei Patti Lateranensi e l’Accordo di revisione del Con-cordato. Di tale Accordo ricorrerà tra poche settimane il trentesimo anniversario. Abbiamo qui il solido qua-dro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, quadro che riflette e sostiene la quotidiana collaborazione al servizio della persona umana in vista del bene comune, nella distinzione dei rispettivi ruoli e ambiti d’azione». F RANCESCO , Discorso del Santo Padre Francesco in occasione della visita al Presidente della Repubblica italiana S.E. il Signor Giorgio Napolitano , 14 novembre 2013, in www.vatican.va.   7   Discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Visita Ufficiale a Sua Santi-tà il Sommo Pontefice Francesco , 8 giugno 2013, in www.quirinale.it  .   8  Sulla laicità positiva e sulla differenza che per parte della dottrina esiste tra sana laicità e laicità positiva cfr. G.   D  ALLA T ORRE , Sana laicità e laicità positiva  , in Rivista telematica ( www.statoechiese.it  ), 34, 2012. 9  B ENEDETTO  XVI,  Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI a S.E. l’Onorevole Giorgio Napolitano, Presi-dente della Repubblica italiana in occasione dei 150 anni dell’unità politica d’Italia  , 17 marzo 2011. Riteniamo utile riportare una parte del testo: «... La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. Tale passaggio fu chiaramente avvertito dal mio Predecessore, il quale, nel discorso pronunciato il 3 giugno 1985, all’atto dello scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo, notava che, come “strumento di concor-dia e collaborazione, il Concordato si situa ora in una società caratterizzata dalla libera competizione delle idee e dalla pluralistica articolazione delle diverse componenti sociali: esso può e deve costituire un fattore di promozione e di crescita, favorendo la profonda unità di ideali e di sentimenti, per la quale tutti gli italiani si sentono fratelli in una stessa Patria”. Ed aggiungeva che nell’esercizio della sua diaconia per l’uomo “la Chiesa intende operare nel pieno rispetto dell’autonomia dell’ordine politico e della sovranità dello Stato. Parimenti, essa è attenta alla salvaguardia della libertà di tutti, condizione indispensabile alla costruzione di un mondo degno dell’uomo, che solo nella libertà può ricercare con pienezza la verità e aderirvi sinceramente, trovando-vi motivo ed ispirazione per l’impegno solidale ed unitario al bene comune”. L’Accordo, che ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridi-co, ha evidenziato i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità  FRANCESCO RICCIARDI CELSI 565 – ha affermato Benedetto XVI – «ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia» e l’Italia con questo Accordo è diventata un modello di «sana laicità»   10 .  Altro caso recente è quello della Esortazione postsinodale “ Ecclesia   in Medio Oriente” con la quale tra laicità e fondamentalismo Benedetto XVI propone coraggiosamente an-che per l’Oriente il modello della sana laicità: «La sana laicità, al contrario, significa libe-rare la religione dal peso della politica e arricchire la politica con gli apporti della religio-ne, mantenendo la necessaria distanza, la chiara distinzione e l’indispensabile collabora-zione tra le due. Nessuna società può svilupparsi in maniera sana senza affermare il reci-proco rispetto tra politica e religione, evitando la tentazione costante della commistione o dell’opposizione. Il rapporto appropriato si fonda, innanzitutto, sulla natura dell’uomo – dunque su una sana antropologia – e sul pieno rispetto dei suoi diritti inalienabili. La presa di coscienza di questo rapporto appropriato permette di comprendere che esiste una sorta di unità-distinzione che deve caratterizzare il rapporto tra lo spirituale (religioso) e il temporale (politico), perché ambedue sono chiamati, pur nella necessaria distinzione, a cooperare armoniosamente al bene comune. Una tale laicità sana garantisce alla politica di operare senza strumentalizzare la religione, e alla religione di vivere liberamente senza appesantirsi con la politica dettata dall’interesse, e qualche volta poco conforme, o addi-rittura contraria, alle credenze religiose. Per questo la sana laicità (unità-distinzione) è ne-cessaria, anzi indispensabile ad entrambe. La sfida costituita dalla relazione tra politica e religione può essere affrontata con pazienza e coraggio mediante una formazione umana e religiosa adeguata. Occorre richiamare continuamente il posto di Dio nella vita persona-le, familiare e civile, e il giusto posto dell’uomo nel disegno di Dio. E soprattutto, a tale scopo, occorre pregare di più»   11 . Già in diverse altre occasioni Benedetto XVI aveva fatto riferimento al concetto di sa-na laicità come quando nel 2006 parlando all’Unione Giuristi cattolici, dopo aver esordi-to dicendo che «non c’è una sola laicità, ma diverse, o, meglio, ci sono molteplici maniere di intendere e di vivere la laicità, maniere talora opposte e persino contraddittorie tra lo-ro» proseguiva specificando che tutti i credenti devono contribuire ad elaborare un con-cetto di sana laicità nel rispetto dell’autonomia della realtà temporale non svincolata, quest’ultima, dall’ordine morale e senza che lo Stato releghi la religione al solo ambito privato. Contrapposto al concetto di sana laicità è invece il laicismo, inteso come ostilità politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione. Una collaborazione motivata dal fatto che, come ha insegnato il Concilio Vaticano Il, entrambe, cioè la Chiesa e la comunità politica, “anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane” ( Gaudium et spes  , 76). L’esperienza maturata negli anni di vigenza delle nuove disposizioni pattizie ha visto, ancora una volta, la Chiesa ed i cattolici impegnati in vario modo a favore di quella “promozione dell’uomo e del bene del Paese” che, nel rispetto della reciproca indipendenza e sovranità, costituisce principio ispiratore ed orientante del Concordato in vigore (art. 1). La Chiesa è consapevole non solo del contributo che essa offre alla società civi-le per il bene comune, ma anche di ciò che riceve dalla società civile, come afferma il Concilio Vaticano II: “chiunque promuove la comunità umana nel campo della famiglia, della cultura, della vita economica e so-ciale, come pure della politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio, alla comunità ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni” (Cost. Gaudium et spes  , 44) ...». 10   Ibidem. 11  B ENEDETTO  XVI, Esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Medio Oriente  , 14 settembre 2012.
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